Quando il pianeta sarà in vendita

27 Giugno 2010: di Antea su primopiano, 767 letture

La notizia che la Grecia ha messo in vendita le sue isole più belle per poter pagare i suoi debiti insieme alla notizia che il primo nella lista d’attesa per l’acquisto è un certo Abramovic o giù di lì seguito dai nomi dei nuovi ricchi che sommettono in borsa sulla disgrazia degli altri, in un primo tempo mi ha indignato ma subito dopo mi ha fatto riflettere.

Ricordo che quando un paese emergente come il Brasile affondava nei debiti e nell’inflazione a due cifre, si era diffusa la voce che qualcuno dei creditori meditava di impossessarsi (leggi sequestro) della foresta amazzonica per riscattare i propri crediti.

Ciò che allora sembrava una bufala ed un’enormità oggi, con riferimento alla Grecia, nazione del cosiddetto primo mondo e che ha dato la filosofia al mondo occidentale, sembra più verosimile, ma la sostanza non cambia: da una parte popoli e nazioni enormemente indebitati e dall’altra parte banche, finanziarie e agenzie dai nomi più strani tutti rigorosamente anglo-americani che vantano crediti.

Senza essere andati alla Bocconi per studiare economia, ma con una semplice licenza elementare dove si insegnano le quattro operazioni, non è difficile capire che se c’è un tizio che vanta un credito da una parte ci sarà anche un tizio che deve pagare un debito dall’altra parte. Se questo tizio che deve pagare il debito i soldi non li ha, l’altro che vanta il credito gli pignora la casa. Ripeto, mi limito a un ragionamento molto semplice, senza indagare sui motivi veri che hanno portato una parte ad indebitarsi a favore dell’altra.

Se ad indebitarsi però è un governo che sa in partenza di non poter pagare quei debiti, le considerazioni da fare non sono più di carattere economico, ma politico, specialmente quando si scopre che l’indebitamento degli stati mette in pericolo la sicurezza e la sovranità del popolo, e quando si scopre che lo stato si indebita con denaro che non è suo e di cui non ha nemmeno il controllo dell'emissione. Qui siamo già fuori dalle leggi dell'economia ma nel codice penale.

Inoltre: un’isola greca o la foresta amazzonica, o il Colosseo non sono beni governativi, ma beni della nazione e del popolo che nasce e che muore su quel territorio nazionale.

Continuando nella mia lenta e maccheronica riflessione mi son detto: se è così, se cioè la calamità di vedersi privare del proprio patrimonio ieri sfiorava il Brasile e oggi tocca la Grecia, vuol dire che qualunque nazione della terra deve sentirsi in pericolo, deve sentirsi minacciata da un battaglione di usurai senza fissa dimora , che senza rispetto alcuno per la vita delle persone come i predoni del deserto scorazzano da nord a sud e da est ad ovest con l'unico obiettivo di prestare soldi che qualora non vengano restituiti si tramutano in beni reali.

No, continuavo a dire a me stesso, qui c'è qualcosa che non va, qualcosa che non funziona. Di questo passo l'intero pianeta potrebbe essere messo in vendita e quando la terra sarà tutta venduta a questa banda di strozzini senza patria, senza nazione, senza ideali, se non la patria e il dio del denaro, gli uomini avranno perso la gioia di vivere, avranno perso il bene supremo della libertà.

Uomini di qualunque razza e colore saranno trattati sulla base delle rispettive carte di credito, nazioni di occidente e di oriente saranno giudicati e valutati in base al debito pubblico, e così sarà la fine: se le famiglie avranno la carta di credito scaduta perderanno la loro casa e se gli stati il debito pubblico fuori i limiti il patrimonio pubblico.

Ecco ciò che sta accadendo tra l'indifferenza dell'umanità preoccupata solo dell'ultima marca di telefonino e di quanto costa l'I-Pad, l'ultima diavoleria elettronica

Fonte : associazione.ignis