BABBO NATALE, LE FOIBE E PAZZINI.
Dai che forse non mi ha visto. E pure se mi ha visto ti pare che si sbraccerà per salutarmi? D’altronde ai tempi del liceo ci siamo sempre stati cordialmente sulle palle. Lui con la croce celtica disegnata sullo zaino, io con la kefiah al posto della sciarpa. Io col partigiano che mi porta via e lui con la bella abissina. Io che gli rinfaccio i lager, lui che mi rinfaccia i gulag. Forma più che sostanza. Ma a quei tempi bastava così. Fu lui a parlarmi per primo delle foibe. Che devo dire che quella si che fu una brutta botta per me. Come quando mia cugina mi disse che babbo natale non esisteva. Io che mi dicevo:”vabbè la Cina, va bene Cuba, va bene Stalin… però i partigiani…”. E lui:”e le foibe dove le mettiamo?”. Già. Le foibe. Da allora le foibe fanno parte delle mie fobie. Carino il gioco di parole, no? Foibe, fobie… no eh? D’altronde dovevo uscire in qualche modo da questo momento di impasse letterario. Anche perché, ora come ora, il punto non sono le foibe. Ma come sfuggire all’incontro con costui. L’importante è essere naturali. Far finta di non averlo visto. D’altronde lui sta dall’altra parte della strada. E ha gli occhiali da sole. Capace che manco mi ha visto. E pure se mi ha visto ti pare che si sbraccerà per salutarmi? D’altronde ai tempi del liceo… “GIULIO!”. Ma porc! E attraversa pure la strada lui. Sorridendo per giunta. Neanche una carie, immagino. Uffa che palle! Vabbè dai, mica è detto che ti chiederà proprio… “E CHE FAI TU NELLA VITA?”. Ecco, appunto. Faccio cose, vedo gente. Un cazzo di nulla faccio, va bene? E ora non fare quella finta faccia compassionevole dai. Che non ti crede nessuno. Guarda, rinfacciami di nuovo le foibe, ti prego. Lo preferisco. “MA HAI PROVATO A MANDARE QUALCHE CURRICULUM?”. Cavolo! Che idea illuminante! Mandare curriculum. Perché non ci ho pensato prima? E poi si dice curricula al plurale… non curriculum! E hai fatto pure il classico. “MAGARI SE SENTO QUALCOSA IN GIRO”. Ah, se solo mi avessero dato un euro per tutte le volte che una persona mi ha detto così. “MA TE SEI LAUREATO, NO?”. Daje. No, ma metti pure il dito nella piaga dai. Fai pure. E io che ero uscito solo per… perché ero uscito? Mah! Ora non ha più tanta importanza. Perché mentre il mio caro ex compagno (non compagno) di classe mi licenzia adducendo appuntamenti lavorativi improcrastinabili (e chi ti trattiene), io vengo assalito dai soliti sensi di colpa. Ah, se solo non avessi lasciato l’università; se solo avessi studiato l’inglese; se solo non avessi lasciato nuoto; se solo avessi studiato pianoforte; se solo Falcao avesse battuto quel rigore. E giù così. Che quelli i rimpianti sono come le ciliegie: uno tira l’altro. Ciliegie col verme. Se solo fossi nato bello; se solo sapessi disegnare, se solo mi fosse venuta in mente a me la divina commedia, se solo Joe non avesse mangiato quegli omogeneizzati. Se solo io non glie li avessi comprati. Se solo gli avessi detto:”li hanno finiti”. Lui mi avrebbe detto:”Proviamo da un’altra parte”. Che quello Joe era cieco, un po’ sordo e malato di cirrosi epatica. Mica era scemo. Si, non era scemo, ma non era neanche un bambino, cazzo. Che ci deve fare un 45enne con gli omogeneizzati? Che tanto se non fossero stati gli omogeneizzati, sarebbe stata un’altra cosa. Avrebbe aspettato che fossi andato via da casa sua per aprire il frigorifero e aggranfare la prima cosa commestibile che si trovava davanti. E poi non mi pare che qualcuno te li abbia rinfacciati quegli omogeneizzati. All’obitorio non c’erano quelli di C.S.I. ad aspettarti. Solo una massa di parenti con la retorica pret a porter. “E’stato meglio così”. “Non era più vita quella”. “Almeno così ha smesso di soffrire”. Ho capito, ma mo a me chi mi campa? Si, orribile a dirsi ma è esattamente questo che ho pensato la prima volta che ho visto il corpo esanime di Joe. Ed è probabilmente questa la prima cosa che penserò il giorno che morirà mia madre. E se invece nel frattempo avrò trovato lavoro sarà una cosa tipo:”cavolo, adesso devo imparare a cucinare”. E questo non perché sia incapace di amare. No. Ma sono comunque affetto da una profonda sindrome egocentristica. Il primo pensiero è sempre per me. Come quando morì all’improvviso il mio professore di latino e greco. “Meno male… oggi mi doveva interrogare”. O in quel famoso 11 settembre:”Cavolo, speriamo che la partita della Roma la fanno lo stesso stasera”. O quando mi ha lasciato la mia ragazza:”a saperlo non glie la facevo la ricarica da dieci euro”. E così, pieno di questi vacui pensieri, mi ritrovo un po’ per celia un po’ per noia davanti alla sede provinciale del pd. Perché è inutile che mandi curricula così. Ci vogliono le conoscenze giuste. E poi non è che si può sempre stare davanti alla televisione a criticare Berlusconi. La politica è partecipazione, cazzo! Non si può essere sempre comunisti col culo degli altri. Solo che, appena entro, di comunisti ne vedo davvero pochi. E non credo che stasera ci sarà modo di parlare della mia disoccupazione. Cioè, voglio dire, arriverà sicuramente il tuo momento compagno Giulio. Ma stasera no. Perché stasera si parla di omosessualità. Sul palco c’è un giovane ragazzo che chiede con ammirevole determinazione una legge contro l’omofobia. Si punisca penalmente colui che aggredisce un gay! E io vorrei continuare ad annuire come fanno gli altri compagni e vorrei anche evitare di fare subito il bastian contrario. Ma che ci posso fare se ‘sto discorso non mi sconfinfera? Perché non è che io sia a favore della violenza nei confronti degli omosessuali. Ma non credo che in questo caso il problema sia un vuoto legislativo. Casomai un vuoto culturale. Perché la legge che vieta di usare violenza contro gli omosessuali già c’è. E’ la stessa che vieta di usare violenza nei confronti delle donne, dei bambini, degli uomini coi capelli neri, dei nani, dei tifosi della Roma. E’ semplicemente la legge che vieta di usare violenza. O quantomeno persegue chi la usa. Che bisogno c’è di specificare contro chi è perseguita? Non sarebbe anche questa una forma di razzismo? Chi gonfia di mazzate un etero è più buono di chi gonfia Vladimir Luxuria? “Magari sarebbe più importante se noi stasera provassimo a sanare un po’ di contraddizioni. Per esempio il fatto che nel pd, accanto ad esuli dell’ex partito comunista, ci sono anche esuli della democrazia cristiana. I cattolici. E lo sappiamo tutti cosa pensano i cattolici degli omosessuali. E queste due posizioni sono conciliabili? Si riesce ad esulare dal proprio credo religioso quando si fa politica? Si può definire, ora come ora, il partito democratico un partito laico?”. Segue silenzio imbarazzato e imbarazzante di buoni due o tre minuti. I compagni cincischiano. Un ex comunista sdentato seduto al mio fianco mi applaude da solo sussurrandomi bravo stando ben attento dal non farsi vedere e sentire dagli altri. Mi sembra di vedere me bambino quando qualche sconosciuto mi chiedeva:”come ti chiami?”. E io rimanevo zitto e mi nascondevo dietro la gonna di mamma. E allora lui:”Ma come, manco come ti chiami sai!”. Ecco. Il pd non sa nemmeno come si chiama. Ed è lì che finisce il mio impegno politico. E’ una separazione consensuale. Senza troppi rimpianti né da una parte né dall’altra. E io, dopo un momento di leggero sconforto, mi dico:”ma che mi frega dei compagni a me! Tanto stasera ci sta la Roma. E siamo primi! Quest’anno è l’anno nostro. Non ci sono cazzi!”. Anche perché ti pare che mo la Sampdoria… e dopo Babbo Natale e le foibe, PAZZINI.
:: pensieri_e_poesia
Impunito , 28 Aprile 2010, ore 07:52
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