La legge Tremaglia
La strana legge – la “legge Tremaglia” – che istituisce le circoscrizioni elettorali estere non è solo assurda a causa del fatto che gli elettori esteri (i cosiddetti "italiani all'estero") non paghino tasse in Italia e in genere conoscano assai poco dell'Italia, ma a causa di un altro "qualcosa" che, a mio avviso, è ancora più aberrante.
Ma questo altro "qualcosa" sfugge alle analisi dei commentatori della penisola, poiché, di tutta evidenza, esso è un elemento estraneo alla sensibilità degli abitanti di un paese, l'Italia, in cui – duole dirlo – sono stuoli gli opportunisti, gli uomini di parte, gli antipatrioti, i fasulli "cittadini del mondo", i sostenitori del "Franza o Spagna purché se magna", i denigratori della dignità, dello spirito e dell’interesse nazionali, i sostenitori delle bandiere altrui, i cavalieri che tengono il piede su due staffe, gli scimmiottatori della parlata del più forte…
Mi riferisco semplicemente al fatto che questa legge, dovuta al patriottismo italiano di Mirko Tremaglia (persona degnissima), disconosce e offende i patriottismi altrui. Infatti, in quella maniera particolare in cui è stata concepita, permettendo cioè agli italiani che sono radicati in maniera permanente all'estero d'inviare i propri rappresentanti a Roma (come se il territorio italiano si estendesse oltre i propri confini), questa legge ingenera il fondato sospetto nella popolazione delle "società ospitante" che negli immigrati italiani esista una grave mancanza di lealtà nei confronti della nuova patria. Patria adottiva in cui pur essi vivono, lavorano, mangiano, pagano le tasse, votano, hanno figli... E di cui vogliono essere considerati cittadini a parte intera. E nella quale, purtroppo, sono spesso fatti bersaglio di stereotipi e sbeffeggiamenti abusivi, per “mafia”, inaffidabilità, duplicità, disonestà… Pregiudizi cui non è certo estranea quella cloaca massima che è Hollywood, produttrice ininterrotta di liquame ai nostri danni (vedi la serie “Soprano”).
Le figure di Pulcinella, Arlecchino, cui s’ispirano in tanti in Italia, fanno, sì, ridere anche all’estero, ma non sono considerati numi tutelari così come avviene invece, purtroppo, nella penisola per molti, troppi italiani.
Mi scuso per il tono forse un po’ forte del mio intervento, ma sull’aspetto “mancanza di lealtà” di questa legge nei confronti delle patrie d’adozione, non ho ancora trovato un solo accenno nelle pur numerose critiche italiane rivolte alla legge Tremaglia. Questo aspetto è invece il primo ad essere denunciato nelle critiche, che sono fatte alla legge, nei Paesi in cui vivono gli espatriati italiani. Si tratta di Paesi di forte immigrazione come il Canada, in cui vige, sì, il multiculturalismo, ma che non possono accettare l’idea di fungere da semplici contenitori di cittadini variegati, dati loro “in prestito”, che inviano i propri rappresentati locali in un parlamento straniero e che sono pronti, venuto il momento – le apparenze lo indicano – a far l’interesse di uno Stato estero contro l’interesse nazionale.
È semplicemente inconcepibile che in Italia nessuno abbia notato questa particolare aberrazione della legge, molto evidente invece a chi vive all’estero. E questo, secondo me, rivela un male cronico italiano: la chiusura mentale e l’insensibilità della stragrande maggioranza di un popolo ad una nozione che per altri popoli è invece fondamentale: la dignità nazionale.
La legge Tremaglia
La strana legge che istituisce le circoscrizioni elettorali estere non è solo assurda a causa del fatto che gli elettori esteri non pagano tasse in Italia e in genere conoscono assai poco dell'Italia, ma a causa di un altro "qualcosa" che, a mio avviso, è ancora più aberrante. Ma questo altro "qualcosa" sfugge alle analisi dei commentatori della penisola, poiché, di tutta evidenza, esso è un elemento estraneo alla sensibilità degli abitanti di un paese, l'Italia, in cui – duole dirlo – sono stuoli gli opportunisti, i fasulli "cittadini del mondo", i sostenitori del "Franza o Spagna purché se magna", i cavalieri che tengono il piede su due staffe, gli scimmiottatori della parlata del più forte…
Mi riferisco al fatto che questa legge, dovuta al patriottismo italiano di Mirko Tremaglia (persona degnissima), disconosce e offende i patriottismi altrui. Infatti, permettendo cioè agli italiani che sono radicati in maniera permanente all'estero d'inviare i propri rappresentanti a Roma (come se il territorio italiano si estendesse oltre i propri confini), questa legge ingenera il fondato sospetto nella popolazione delle "società ospitante" che negli immigrati italiani esista una grave mancanza di lealtà nei confronti della nuova patria.
Ma sull’aspetto “mancanza di lealtà” di questa legge nei confronti delle patrie d’adozione, non ho ancora trovato un solo accenno nelle pur numerose critiche italiane rivolte alla legge Tremaglia. Questo aspetto è invece il primo ad essere denunciato nelle critiche, che sono fatte alla legge, nei Paesi in cui vivono gli espatriati italiani. Si tratta di Paesi di forte immigrazione come il Canada, che non possono accettare l’idea di fungere da semplici contenitori di cittadini variegati, dati loro “in prestito”, che inviano i propri rappresentati locali in un parlamento straniero e che sono pronti, venuto il momento – le apparenze lo indicano – a far l’interesse di uno Stato estero contro l’interesse nazionale.
Claudio Antonelli (Montréal)
:: primopiano
Claudio Antonelli
06 Marzo 2010, ore 11:17
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