Rosarno: tra ''falsità'' e ''verità''



Rosarno: tra “falsità” gridate dai tetti e “verità” sussurrate a mezza voce

I “fattacci di Rosarno” non sono mera cronaca; ma fatti storici. E, forse, segneranno uno “spartiacque” del quale molti dovranno tenere il debito conto. Se non vorranno che simili fattacci si ripetano.

Chiarisco, a scanso di equivoci, cosa intendo per “spartiacque”. La differenza non la fa il “colore della pelle” (italiano oppure africano) ma le condizioni nelle quali taluni costringono a vivere gli uomini. Da parte di tanti “illuminati” si conciona, si predica e si proclama che “siamo costretti ad importare stranieri perché gli Italiani rifiutano di fare certi lavori”. Ebbene, a Rosarno tocchiamo con mano la turpitudine che si cela dietro queste “illuminate parole”: sono stati assunti più di 1.000 africani pagandoli 15/20 Euro al giorno. E senza alcuna copertura assicurativa. E sono lasciati, a fare i disoccupati, tanti italiani che chiedevano 40 Euro più l’assicurazione sociale.

Con grande giubilo dei sostenitori delle “frontiere aperte”. E con un certo disappunto dei locali, frastornati dai mille predicozzi degli illuminati e della pretaglia. Solo che il diavolo ci ha messo la coda. Guadagnando 40 Euro al giorno, ci si può costruire una vita “povera, ma dignitosa”. Ma cosa volete costruire guadagnando 15/20 Euro al giorno? Fu così che, accanto all’abitato di Rosarno, sorsero dei “ghetti” che erano autentiche “fogne a cielo aperto”. Ma tutto questo squallore non smuoveva gli illuminati, non smuoveva i preti. E nemmeno le cosiddette “autorità”.

Poi il “primo fattaccio”: un tizio, rimasto sconosciuto, sparò dei pallini addosso a due africani. Fu la bravata di un qualche bullo? Fu il tentativo di un qualche mafioso di intimidire i due? Fu la reazione di chi vedeva defecare i due davanti la sua casa? Io non so, le versioni sono tante. E, allora, fermiamoci al fatto certo: due africani furono feriti con fucilate a pallini.

In altre circostanze forse si sarebbe parlato di un “caso isolato”. Solo che gli Africani vivevano in quei ghetti in condizioni di degrado spaventose, indegne di esseri umani. A me è capitato di vedere molte pellicole sulla “Africa nera”. E di vedere molti villaggi africani, fabbricati con la paglia, ma lindi e puliti. Anche i negri che vivevano da schiavi negli stati del Sud, prima che Lincoln scatenasse una guerra per liberarli, vivevano in condizioni più umane. Ecco: gli Africani che vivevano nei ghetti attorno a Rosarno, vivevano quella loro condizione miserabile, ma ne soffrivano. Ed erano consapevoli di essere vittime di un’ingiustizia. E la loro condizione li indusse a vedere, in quei due impallinati, la classica goccia che fa traboccare il vaso.

E fu la rivolta degli Africani contro gli abitanti di Rosarno. E sopravvenne il “secondo fattaccio”: automobili distrutte, vetrine devastate, donne e bambini inseguiti e terrorizzati. Colpa loro? Certamente no. Da sempre Spartaco si ribella contro la sua condizione servile. Solo che i responsabili della loro condizione di “miserabili della Terra” non abitavano a Rosarno. Ma lontano, in palazzi dorati.

La reazione dei locali non si fece attendere. E si arrivò al “terzo fattaccio”: i Rosarnesi mobilitati nel dare la “caccia al negro”. A questo punto, finalmente, le “autorità” si svegliarono. E convennero che, per evitare conseguenze più gravi, era opportuno portarsi via gli Africani.

***

Sono “fattacci”. Ma il peggio doveva venire. Perché tanti sciacalli cercano di interpretarli e distorcerli secondo i loro interessi di bottega:

1. Taluni dicono: “dietro i fatti di Rosarno ci sta la ndrangheta”. A sentirli, la ndrangheta avrebbe organizzato e gestito la “tratta degli Africani”; ma poi la stessa ndrangheta avrebbe organizzato la “rivolta dei Rosarnesi contro gli Africani”. Costoro non tengono conto che la ndrangheta è una cosa seria. E che la contraddizione è solo frutto dei loro piccoli cervelli, non certo della ndrangheta;

2. Altri dicono che i Rosarnesi si sarebbero ribellati per “razzismo” e per “xenofobia”. Sorvolando sul fatto che il fenomeno dura da moltissimi anni. E che i Rosarnesi, convinti dai tanti pulpiti buonisti, si erano rassegnati a vedersi rubare il poco lavoro dai nuovi venuti che offrivano le loro braccia a qualsiasi prezzo. Fu quando videro bruciare le loro automobili, distruggere i loro negozi e minacciate le loro donne che i Rosarnesi si ribellarono. Sì, questa volta non porsero l’altra guancia. Embé?!?

***

Sto forse dicendo che la mafia non esiste? No, la mafia c’è. E pesa sulla vita degli Italiani:

1. C’è la mafia dei giudei che, trovandosi a vivere tra gente che non considerano “connazionali”, si danno a sostenere che “le Nazioni non esistono e, in ogni caso, devono subire la mescolanza”; ma in Palestina fanno la pulizia etnica perché “Israele deve essere giudaico, senza contaminazioni”. I Palestinesi che vivono in Palestina? Vadano a vivere dove vogliono, purché lontano dalla Palestina;

2. C’è la mafia dei preti. Che in Africa predicano “fate figli senza ritegno”, a sfamarli ci penserà la “divina provvidenza”; mentre in Europa predicano “accogliete questi fratelli poveri, perché c’è la divina provvidenza”. Non chiariscono però che la divina provvidenza, dovendo pensare a tenere grassi e ricchi tanti preti, non ha tempo per i poveracci;

3. C’è la mafia dei finanzieri apolidi. Una volta gli Europei andavano in Africa in cerca di fortuna. Poi in Africa arrivò la “democrazia” e la “libertà”. E i finanzieri rapaci che ridussero l’Africa ad una landa di disperazione e di miseria. Ed ora ci predicano di importare milioni di diseredati per creare un miscuglio indistinto. E ridurci tutti a “mandria da pascolare”: senza identità e senza memoria storica.

La mafia c’è, vive e prospera in Italia e in Europa. Nostro compito è conoscerla e combatterla per riconquistare la dignità. Di popolo libero e sovrano.

Antonino Amato


Ciao Europa
:: primopiano
Ciao Europa
10 Gennaio 2010, ore 21:59
Articolo letto 274 volte

Nome:
Posta Elettronica:
Commento:

CODICE DI SICUREZZA:    COPIALO QUI: