Studentesse in vendita...

11 Dicembre 2008: di Alberto Maietta su primopiano, 2427 letture

Nello scorso ottobre i giornali italiani hanno dato grosso risalto a due ricerche condotte in Inghilterra e in Francia. In entrambi i casi si denunciava il crescente fenomeno di studentesse – prostitute, all'interno della più vasta categoria delle ragazze pronte a vendere il proprio corpo per pagarsi gli studi. Più precisamente in Inghilterra il 6% degli intervistati ha dichiarato di conoscere compagne di corso che si prostituiscono (il 41% che utilizza il proprio corpo). In Francia la cifra scende al 2%. E in Italia? StudentiMagazine ha posto la stessa domanda della ricerca inglese, girandola agli studenti i quali hanno fornito indicazioni che in qualche modo confermano i dati inglesi e francesi.
Studentesse che usano il proprio corpo: il 21% degli studenti ne conosce
E' importante fare una premessa. Più che parlare di prostituzione, è più azzeccato dire di studentesse che utilizzano il proprio corpo per guadagnare. All'interno di questa “voce” sono da ricomprendere tante categorie. Si va dalle cubiste, alle lap – dancer, dalle cam girl, alle massaggiatrici fino ad arrivare nei casi più estremi alle accompagnatrici, alle escort e quindi prostitute vere e proprie. Ebbene gli intervistati di StudentiMagazine hanno dichiarato nel 21% dei casi di conoscere ragazze che utilizzano il proprio corpo per pagarsi gli studi. Secondo una nostra stima, effettuata in base al numero di testimonianze raccolte, solo nel 3% dei casi però si può parlare di vero e proprio sesso a pagamento.In numeri assoluti parliamo di circa 75.000 ragazze che usano il proprio corpo e di poco più di 2.000 che farebbero del sesso facendosi pagare (secondo il Miur le studentesse sono poco meno di 1 milione, in base ad una ricerca dell'Unione degli universitari un terzo lavora, siamo dunque di fronte a circa 350mila studentesse lavoratrici, di cui il 21% utilizza appunto il proprio corpo: da qui il dato assoluto di 75.000)
Per capire il fenomeno riportiamo 3 storie, tutte interessanti, che fanno capire come utilizzando il proprio corpo si possano guadagnare tanti soldi, muovendosi però lungo il confine della prostituzione che, come vedremo, è assai facile da essere varcato.Morgana, la cam girl http://persephone.giovani.it/Morgana ha 22 anni e studia Scienze Politiche alla Sapienza di Roma. Per pagarsi gli studi svolge un'attività anomala, ma assai ben remunerata: la camgirl. In sostanza con il nick Persephone, si mostra in cam su un sito frequentato da voyeur del web i quali pagano profumatamente per vederla: per 10 minuti di conversazione in webcam si spendono fino a 150 euro, di cui 70 vanno ai responsabili del sito e 80 a Morgana o ragazze come lei. “In un mese riesco a guadagnare anche 3.000 euro. Il tutto per 2-3 ore di “lavoro” al giorno”.Ne parla senza problemi Morgana, perché per lei si tratta di un vero e proprio impiego grazie al quale, rispetto al passato, riesce ad avere molto più tempo per studiare. “In passato ho fatto volantinaggio, ho fatto l'animatrice all'estero, ho fatto la promoter ed ho sempre guadagnato meno, lavorando però molto di più. Poi mentre chattavo su un normalissimo sito, una ragazza mi ha contattato e mi ha segnalato il sito della Creacom. L'ho provato e quando ho visto che i soldi arrivavano ho cominciato a prenderla come una cosa seria, tanto che ora anche delle mie amiche, su mio consiglio, hanno cominciato a farlo”.
Ragazze in vendita
Il sito in questione è www.ragazzeinvendita.com . Il portale precisa subito di non essere un sito di escort. Anzi, come ci conferma Morgana, bandisce nella maniera assoluta la parola incontro. I responsabili del portale (che è solo uno dei tanti che offre questo servizio) ci fanno sapere che in Italia nella fascia d'età tra i 19 e i 25 anni sono 198 le ragazze iscritte. La maggior parte provengono dalle grandi città, Milano su tutte con 58 iscritte. A Roma sono invece 23, mentre le altre sono soprattutto nel nord Italia. Al sud si concentra solo il 16% del campione totale. I dati, in proporzione alla popolazione, sono del tutto simili a Inghilterra, Francia, Spagna e Germania, paesi dove il sito è presente.Cosa fanno queste ragazze lo spiega Morgana. “Io non sono obbligata a fare nulla che non voglio. Quando esagerano con le richieste, stacco subito il collegamento. Diciamo che mi mostro, spesso in maniera discinta. Certe volte poi si organizzano degli spettacolini in web cam, in orari prefissati in cui ballo e mostro il mio corpo. Spesso studio con il pc acceso e quando qualcuno mi chiama, accendo la cam e mi mostro un po'”.
Marina, la cubista
Morgana balla davanti ad una webcam. Marina invece lo fa in discoteca, facendo la cubista. Lo fa per necessità, perché i suoi non riescono a pagarle gli studi fuori. La sua storia è però interessante, perché racconta di un sistema in cui il confine tra il cubo e il letto è assai sottile. “Ho cominciato a fare la cubista per caso. Andavo a ballare da sola, perchè ero nuova in città. Non conoscevo nessuno e preferivo mantenere le distanze da chiunque per motivi personali. Sono stata avvicinata da un ragazzo, un PR che mi ha proposto di fare qualche serata sul cubo ed io ho accettato. Dopo le prime volte hanno cominciato a chiedermi di essere "carina" con i ricconi dei privé. A questo devo dire che è stato impossibile sottrarmi.
Quello che non ho mai fatto è stato proseguire la serata in un certo modo, come tante altre ragazze invece facevano”. Le proposte non si fermavano ad incontri privati. “Mi hanno chiesto anche di fare servizi fotografici osè, piuttosto che spogliarelli a feste private. Mi lusingavano promettendomi molto denaro, ma per fortuna sono riuscita a non cedere”. Marina ammette anche in questo caso di aver visto molte sue coetanee accettare. “Quando ti promettono tanti soldi è difficile dire di no. Tante ragazze, sensibili al profumo del denaro accettavano, magari mosse anche da altre ambizioni”.
Luca, l'adescato
Che la discoteca sia in qualche modo un ambiente border – line, in cui è facile trovare del sesso a pagamento lo conferma Luca che oltre ad essere tra coloro che hanno risposto di sì al nostro sondaggio, ha voluto raccontarci la sua storia di “adescato” da studentesse a pagamento. Tutto comincia all'università, quando “un mio compagno di corso mi invita a ballare la sera, dicendomi che ci saranno anche alcune sue amiche. Accetto volentieri. Incontriamo queste ragazze, devo dire veramente carine, un drink, due chiacchiere e si va a ballare. In discoteca una di queste ragazze si fa più ammiccante, capisco che ci sta. Prima di provarci però il mio amico mi dice: 'Guarda che lei è la più costosa'. In poche parole si trattava di ragazze a pagamento”.




Fonte www.studenti.it