Nuovo diritto sessuale

21 Febbraio 2008: di Legionario su primopiano, 721 letture

Una donna ha messo in vendita se stessa in un’asta del sesso online; sei uomini l’hanno «vinta» (probabilmente alzando il prezzo fino all’aggiudicazione) e la donna ha avuto rapporti con questi sei tra aprile e maggio 2007. Di queste persone che ha fatto entrare nel suo corpo, la donna conosce solo il nickname,
lo pseudonimo con cui si sono presentati su internet. Poco dopo, la donna si accorge di essere incinta.
Adesso vuol sapere chi è colui che l’ha ingravidata: si rivolge al sito sexy perché le comunichi
i nomi veri dei sei uomini. il sito si oppone, in nome della privacy; sono le regole del «gioco», dopotutto.
Apposte bene in vista sul sito: niente nomi, è la condizione primaria. Ma la donna si rivolge a un tribunale di Stoccarda: il bambino che nascerà ha diritto di conoscere suo padre. E’ un classico conflitto «giuridico» post-moderno: il «diritto alla privacy» dei maschi coinvolti contro il diritto del bambino.
Il tribunale ha deciso che il diritto del bambino viene prima del diritto dell’ingravidatore all’anonimato.
Il gestore del sito, magnaccia elettronico, dovrà sputare i nomi dei sei. Ora i sei non più anonimi saranno sottoposti, probabilmente, all’esame del DNA. Una squallida orribile storia post-moderna.
Si ammutolisce, non si sa che dire. Ma forse vi brilla una piccola luce. Dopo tanto sesso artificiale e irresponsabile, si poteva pensare che la donna avrebbe abortito, strappato da sé quel feto estraneo come un callo o una verruca, effetto collaterale sgradito della «libertà». Invece, a quanto pare, ha obbedito ad un impulso naturale, finalmente. Si tiene il bambino. E come naturalmente ogni donna, vuole sapere chi è il padre. Lo sconosciuto nickname deve diventare una persona, per lei. Magari da odiare e trascinare in giudizio, ma una persona. La donna «non gioca più», adesso. Chissà se ha capito che il sesso preso per gioco o per profitto è un inferno satanico, qualcosa che offende una vita nascente e innocente. Chissà se è così, o se c’è dietro questa orribile storia un calcolo più sordido, quello di «chiedere i danni». La scarna notizia Reuters non precisa se il tribunale ha indagato le motivazioni della donna nel suo reclamo. Forse sono quei giudici le figure meno salvabili, nonostante la sentenza «giusta»: impassibili, hanno deciso in un orrore umano - che grida vendetta al cospetto di Dio - come si trattasse di un contratto e un contrasto fra due «libertà» nella sua stipulazione. Impassibili, non hanno condannato l’asta del sesso: è diventato un diritto. Questa impassibilità di pietra è parte del nuovo nascente diritto germanico, come viene promosso dal Ministero della Famiglia.


FONTE : Maurizio Blondet