Col naso all’insù

19 Febbraio 2008: di LionSimo su spettacoli_e_cultura, 1009 letture

Silenzio quasi religioso all’interno del tendone, si sente solo il rullio deciso dei tamburi che sembrano aver preso i ritmi dei battiti dei cuori del pubblico, hanno smesso anche di ridere gli amici alla mia solita battuta sciocca che non ricordo già più, i nostri sguardi come tutti quelli dei presenti del resto sono solo per gli acrobati che con la stessa naturalezza con cui io mi lego le scarpe la mattina piroettano in aria incuranti delle leggi di gravità ad un’altezza che darebbe le vertigini anche a chi non né ha mai sofferto.
Uno, due, tre, quattro salti mortali nell’aria finiscono con le forti braccia dei due acrobati che formano un solo corpo a due teste sospeso nel vuoto, il boato del piccolo circo di campagna fa ballare il pavimento, segno dell’approvazione e dell’ammirazione del pubblico, si avverte il palpabile senso di sollievo da parte della platea per la mantenuta integrità fisica dei funamboli ma di certo non paragonabile al senso di liberazione che provano questi ultimi a numero concluso.

Ora è il turno degli animali, leoni, tigri, elefanti, cani, ippopotami, serpenti (terrore personale allo stato puro al passaggio tra il pubblico!), cavalli, bisonti, foche, pinguini (all’inizio pensavo che fossero suore basse lo ammetto!), fanno la loro passerella nell’arena per la gioia di grandi e piccoli, un po’ meno secondo me le prime file che hanno “sentito” maggiormente lo spettacolo, anche usando il quarto senso, l’olfatto…

Adoro i clown, ora da grande (da piccolo poco prima nel periodo Mesozoico… N.d.R.) vado al circo più che altro per loro, buffi, allegri, scanzonati, accattivanti, stravaganti, guasconi, vestiti di mille colori, istrionici, rumorosi come una vecchia 126 con la marmitta bucata, si presentano di solito con improbabili numeri di magia dal risultato esilarante per passare ad equilibrismi con gli oggetti più disparati ed impensabili che mi sempre pensare la stessa affermazione tra me e me: “…se ce provo a casa sai li cocci che faccio !!!”.

Non so perché ma pensando al circo questi sono i numeri che mi vengono subito alla mente, ogni volta sono catturato da questa piccola magia che si crea all’interno del tendone, il circo come il teatro ha quel fascino straordinario dato dal fatto che ogni spettacolo è unico, piccoli particolari, piccole imperfezioni che rendono lo spettacolo esclusivo ad ogni esibizione, senza la possibilità di fare un’altra scena se la prima viene male.

Spirito di sacrificio, tenacia, caparbietà, professionalità, umiltà, un pizzico di sana incoscienza, ma soprattutto passione, ecco quello che mi fa amare il circo, sapere che dietro un numero ci sono ore e ore d'allenamenti estenuanti, fatica sconfitta con l'abnegazione, la consapevolezza che ad ogni spettacolo ci si rimette alla prova e bisogna essere perfetti per il pubblico ma soprattutto per salvaguardare la propria incolumità fisica.

Il circus come lo chiamavo gli antichi Romani è una delle arti più longeve, in origine era un edificio destinato alle corse dei cavalli e talvolta anche per le lotte, i ludi gladiatorii specie prima che a questo scopo costruissero gli anfiteatri. A Roma al Circo Massimo si trova il circo più antico di cui si conosca l’esistenza, dove sennò mi viene da pensare ?!

Questo salto nel tempo mi fa pensare che come tutte le cose anche il circo si è adattato ai tempi, alle persone, ai gusti, ha profuso le arti più disparate per migliorarsi ed essere sempre sorprendente, di fondamento è rimasto uguale in una cosa, è uno spettacolo allo stato puro, un po’ spartano magari, senza troppi fronzoli che certamente farebbero perdere il gusto originale dell’esibizione.

Il circo ti può far ridere, ti può far piangere, ti può sorprendere, ti può meravigliare ma mai non ti regala un’emozione, è proprio questo che deve fare suscitare un’emozione più o meno forte, senza questo il circo non avrebbe senso di esistere e con esso tutta la magia che porta con sé.