Fragilità degli italiani all’estero

08 Febbraio 2008: di Claudio Antonelli su primopiano, 819 letture
La politica del multiculturalismo pone l’accento sul gruppo etnico di appartenenza, esaltando le identità collettive a scapito del legame unitario nazionale. Oggi il multiculturalismo trionfa in Canada. Trionfa anche in Québec, dove però esso è subordinato ad un progetto particolare di società all’insegna della lingua francese. Il multiculturalismo ha l’indubbio merito di rendere onore alle varie culture. Non pone tuttavia fine a certe generalizzazioni e certi stereotipi di cui, in un paese come il Canada, sono stati fatti bersaglio nel passato gli appartenenti alle minoranze. La legge del più forte, ossia la legge della maggioranza, continua nonostante tutto ad imperare. La conseguenza è che si continua ad attribuire al singolo i demeriti, veri o presunti, del gruppo al quale esso appartiene o al quale il suo nome lo collega. Le conseguenze sul piano pratico per gli immigrati italiani del Canada? Il comportamento di questo o quell’uomo di spicco canadese che ha un nome italiano si ripercuote su tutti noi che portiamo un nome che ci identifica come originari della penisola. Un solo esempio basterà: la campagna dei mass media contro il ministro del lavoro del Canada Alfonso Gagliano si è tradotta in un passo indietro per tutti noi d’origine italiana.
Nel campo della cronaca nera, i mass media godono nell’attribuirci il marchio di Caino. L’infame serie Soprano è un esempio non si potrebbe più chiaro di questa manipolazione delle coscienze attuata a nostre spese.
La nostra immagine è poi fortemente condizionata dall’immagine che l’Italia e i suoi abitanti proiettano nel paese in cui noi espatriati viviamo. Le vittorie della Ferrari, lo chic dei prodotti di moda italiani, i film, il turismo straniero in Italia: ecco alcuni fattori positivi ai quali dobbiamo se la nostra “identità” d’italiani all’estero è migliorata rispetto ad un passato in cui l’Italia era considerata un paese povero e arretrato. Di qui, purtroppo, l’influenza negativa che ha su noi espatriati lo spettacolo non solo ridicolo ma addirittura indecente di una classe politica italiana rissosa e inconcludente. I vezzi e i trascorsi giudiziari del primo ministro del trascorso governo, Silvio Berlusconi, hanno contribuito a ridicolizzarci. E neppure il successivo governo Prodi ha introdotto nella penisola sostanziali cambiamenti nella maniera di gestire la cosa pubblica. La maniera di fare all’italiana, vale a dire senza mai prendere nulla troppo sul serio, di cui fanno sfoggio i protagonisti della scena pubblica nel Belpaese, non contribuisce certamente all’idea che ci si fa attraverso il mondo degli italiani. Il caos immigratorio, l’attuale emergenza rifiuti, la presenza delle varie mafie sono altrettanti fattori che concorrono contro di noi “italiani all’estero”.