La monnezza in TV

01 Febbraio 2008: di Claudio Antonelli su primopiano, 628 letture
Nel paese della "bella figura", la TV ha una malia cui nessuno sa resistere. La fiction su Riina "Capo dei capi" ha avuto ascolti record. Riina stesso, in cella, non ne ha voluto perdere una sola puntata. Il pezzo da novanta Michele Catalano, latitante, è stato catturato mentre era intento a guardare lo sceneggiato, con gli occhi così fissi sullo schermo che non si era accorto dell’arrivo dei poliziotti. Il senatore Gustavo Selva doveva partecipare ad una trasmissione televisiva, ma quel giorno le strade di Roma erano bloccate per la visita di Bush. Allora Selva, per poter arrivare in tempo alla trasmissione, ha finto un malore e ha fatto venire un’ambulanza. Si è fatto quindi condurre a sirene spiegate presso gli studi televisivi, adducendo che lo studio del suo cardiologo si trovava nelle vicinanze. Neppure il palazzinaro Danilo Coppola, benché agli arresti in un letto d’ospedale, ha saputo resistere alla tentazione d’essere intervistato in TV. Si è liberato di tubi e tubicini, ed ha raggiunto gli studi. "Ero in ospedale - ha raccontato a SkyTG24 - mi avevano attaccato le macchine, io ho staccato tutto. Volevo rilasciare un’intervista."
L’ideale di questo popolo di santi, poeti, navigatori, ma innanzitutto di esibizionisti e di guardoni, è di approdare in TV. A qualunque costo.
I politici della Casta affollano ogni sera gli studi televisivi, esibendosi nella sola cosa che sappiano fare: chiacchiere e polemiche. Gli italiani, che pur ripetono "ad nauseam" che provano schifo per i politici e che sognano di poter fuggire all’estero, seguono avidamente queste trasmissioni, per poter fare a loro volta, il giorno dopo, chiacchiere e polemiche con amici e conoscenti.
In Italia, in televisione trionfa l’immagine, sì, ma soprattutto dilaga l’oralità incontinente. Ce ne rendiamo conto noi espatriati quando paragoniamo i programmi d’intrattenimento in provenienza dalla penisola con quelli del Nord America: nello Stivalone è tutto un parlare, petulante, ad voce alta. Di vero spettacolo quasi niente. Solo un mare di chiacchiere. Artisti, cantanti, conduttori-imbonitori parlano, parlano, parlano. Lo stesso festival di San Remo, ufficialmente spettacolo canoro, è in realtà una fabbrica di chiacchiere e di pettegolezzi, anzi di "gossip" come ormai dicono tutti in Italia. Di qui la sua straordinaria popolarità.
È garantito: chi si mostra in TV assurge alla celebrità. E così, in Italia, anche gli assassini sono contesi, perché famosi grazie alla TV. L’ideale, nello Stivalone, è di essere sospettati di un delitto che non si ha commesso. In questo caso la celebrità è garantita anche senza la galera. Ha scritto Beppe Severgnini, a proposito del delitto di Perugia :
 "Se Amanda uscisse dal carcere - prosciolta o rinviata a giudizio: è irrilevante - l'aspetta una carriera da protagonista." Patrick Lumumba, arrrestato e poi rilasciato a Perugia, ha suscitato l’interesse di Fabrizio Corona, che ha già raggiunto la celebrità grazie alla cronaca nera. Corona ha dichiarato : "Ho preso contatti perché è un personaggio interessante, che può sfondare". Il Rom che guidando da ubriaco ha causato la morte di quattro ragazzi, ha dovuto assumere un impresario per poter gestire la propria celebrità. Azouz, accusato – erroneamente – di aver ucciso la moglie e la figlia, è divenuto anche lui una vedette, conteso dagli italiani pronti a pagare pur di essere visti in sua compagnia.
Berlusconi era riuscito a vincere per merito delle sue TV. Ma i magistrati gliel’hanno fatta pagare cara, accusandolo e riaccusandolo in TV.
Grazie allo schermo TV, la monnezza di Napoli è finita in tutte le case. Ma non è la sola monnezza in TV...