Terrorismo ed islamisti su Internet

23 Gennaio 2008: di Antea su primopiano, 776 letture

‏Nel 2005, quando la polizia arresta Younes Tsouli, un magrebino residente a Londra, non ha nessun dubbio sull’importanza di tale cattura.
Dalla sua stanza, Younes Tsouli era diventato uno dei cyber-djihadisti più in vista del pianeta.
Il suo percorso rivela fino a che punto i terroristi “virtuali” possano radicalizzare tutta una frangia di giovani, partecipare all’elaborazione di attacchi terroristici e, al tempo stesso, essere completamente ignorati dai servizi di sicurezza.
All’inizio, Tsouli comincia consultando sul web dei documenti estremisti. Rapidamente, diventa molto più di un semplice osservatore: aiuta la pirateria informatica, diffonde su internet atti di propaganda radicale e inizia a cooperare con cellule che preparano attacchi terroristici.
Tsouli, ad esempio, ricerca attivamente video realizzati da soldati americani che mostrano l’interno di alcune basi statunitensi in Iraq, al fine di migliorare i preparativi degli attentati. Alcuni membri di Al Qaida reperiscono quindi il giovane uomo e gli propongono di costruire per loro siti internet e forum di discussione. Diviene così il principale diffusore di video di Al Qaida.
In due anni, diventa il re incontrastato del terrorismo dell’etere, ed amministratore di uno dei più importanti siti estremisti, permettendo i contatti tra migliaia di persone.
Appena uno dei suoi siti viene intercettato e di conseguenza immediatamente chiuso, un’altro viene subito aperto. Per tale attività, ha bisogno di denaro, e di complici. Vengono trovati sul computer di un suo stretto contatto, arrestato in contemporanea, i dettagli ed i codici di 37.000 carte bancarie, ottenute per PHISHING ( termine inglese che significa rubare i dati da una banca), o acquistate su forum specializzati. La polizia ritrova anche 2,5 milioni di Euro in transazioni fraudolente. I due cyber-criminali non si erano mai incontrati e comunicavano soltanto attraverso internet.
Tsouli é stato condannato a 16 anni di prigione. Ma, giorno dopo giorno, il numero di siti fanatici dell’islam continua ad aumentare.