Medicine scadute in ospedale

21 Gennaio 2008: di Antea su costume_e_societa, 1291 letture
Prima il ricovero su una barella in una corsia del San Giovanni Bosco. Poi il trasferimento al San Gennaro dei poveri dove i sanitari le hanno somministrato una flebo contenente farmaci scaduti. L’amara scoperta l’ha fatta il nipote di Emma Maggione, 88 anni di Secondigliano, che sta vivendo una vera e propria odissea tra un ospedale e l’altro della città. Poco dopo le 8 Ciro Di Vaio arriva al terzo piano del nosocomio. È qui che si trova il reparto di cardiologia diretto dal professor Paolo Capogrosso (primario anche al San Giovanni Bosco). Nella stanza numero 2 è ricoverata da tre giorni l’anziana, colpita da una disfunzione al cuore. Accanto al suo letto scorre la soluzione che per via endovenosa mira a tirarla su. La donna per il primo giorno resta muta, appare con un volto diverso dalle ore precedenti, ancora più sofferente. Il nipote capisce che c’è qualcosa di strano. Vuole comprendere le ragioni dell’improvviso peggioramento. Allora dà una sbirciata nel cestino dei rifiuti. Dentro ci sono accartocciate le confezioni di medicinali usate proprio per i lavaggi. Nel sacchetto si nasconde pure l’involucro del flacone scivolato nell’organismo della signora. Legge la data di scadenza: ottobre 2007. Una scritta che non lascia dubbi. Si tratta di un ennesimo episodio di malasanità all’ombra del Vesuvio. Di Vaio è infuriato. Lamenta quanto accaduto al personale in servizio nell’unità di cardiologia. I volti si fanno cupi. Sono i primi scrosci di una tempesta che scuoterà il pronto soccorso del rione Sanità. Il nipote dell’anziana denuncia il rinvenimento dei farmaci deteriorati al commissariato di Stella- San Carlo all’Arena. In mezzora gli agenti si precipitano in ospedale. Ispezionano il reparto in ogni angolo. Al termine del sopralluogo saranno una ventina le buste piene di confezioni di farmaci, alcuni scaduti addirittura nel 2001. Tutte sequestrate e portate via. Tra queste c’è anche il liquido medicamentoso che stava scendendo nel braccio della degente. Gli inquirenti desiderano comprendere quanti pazienti siano stati curati con flebo scadute. Un chiarimento che potrà arrivare dall’interrogatorio a cui sono stati sottoposti medici e infermieri in servizio nel reparto. Il direttore sanitario Umberto Ibello annuncia laconico l’apertura di un’inchiesta interna: «Sono già al lavoro per fare chiarezza e accertare le responsabilità sulla vicenda. Appena avrò elementi certi li comunicherò alla direzione generale dell’Asl Napoli 1». Poi una precisazione: «In 27 anni di servizio sarebbe la prima volta che succede questo tipo di episodio». Sono quasi le 15 quando Di Vaio viene ascoltato nel commissariato di piazza Ottocalli. Davanti ai poliziotti ricostruisce tutte le fasi del rinvenimento dei farmaci scaduti segnalando il peggioramento del quadro clinico della nonna che è evidentemente non è apparso come una semplice coincidenza. Il personale al quale Di Vaio si era rivolto per una spiegazione sull’accaduto ha cercato di rassicurare il nipote dell’anziana che tuttavia non ha esitato a sporgere denuncia alle forze dell’ordine. Le prossime ore saranno decisive per delineare lo stato di salute dell’88enne che ha subito un aggravamento nel corso del calvario di cui è rimasta vittima. In contemporanea si attende l’esito della perizia sui medicinali che nessuno mai avrebbe dovuto iniettare. «È inaccettabile che possa avvenire una cosa del genere in un ospedale - ha commentato il consigliere comunale di Forza Italia, Ciro Varriale - Tuttavia bisogna anche evidenziare la grave difficoltà in cui si lavora in reparto dove manca il personale necessario a coprire tutti i turni e dove l’assistenza- conclude il rappresentante della Uil-Sanità dell’ospedale - viene garantita solo per l’impegno dei dipendenti della struttura».
LUCA SAULINO
LA TESTIMONIANZA. L’AUTORE DELLA DENUNCIA: GIOCANO CON LA VITA DEI PAZIENTI
«Mia nonna peggiorava nonostante le cure. Poi ho controllato la data sulla flebo»
«Avevo appena dato il cambio a mia mamma presente nella stanza per tutta la notte quando mi sono accorto che mia nonna era peggiorata. Allora ho pensato di controllare la scadenza della medicina . Non riuscivo a credere ai miei occhi nel leggere sulla confezione: ottobre 2007». Dalla stanza numero 2 del reparto di cardiologia dell’ospedale San Gennaro, Ciro Di Vaio, responsabile della sezione di Secondigliano de La Destra, racconta di ore angoscianti passate accanto alla nonna e del rinvenimento del flacone scaduto tre mesi fa che lo ha portato a denunciare l’episodio di malasanità agli agenti del commissariato Stella-San Carlo all’Arena.
Cosa ha provato una volta scoperto i flaconi scaduti?
«Sono rimasto scioccato. Non pensavo che all’interno di un luogo di cura si potesse agire con così tanta superficialità. Vedere mia nonna stesa in un letto d’ospedale in condizioni sempre più critiche e nello stesso tempo rinvenire medicinali che avrebbero dovuto gettare via tre mesi fa mi ha fatto scattare un moto di rabbia interiore. Anziché prendermela con il personale ho preferito subito che intervenisse lo Stato perché certe cose non possono passare inosservate».
Pensa che si tratti di un caso isolato?
«Ho piena fiducia nel ruolo degli inquirenti. Spaventa il fatto che mi sono trovato di fronte a diversi medicinali scaduti. Se non me ne fossi accorto per quanto tempo ancora sarebbe continuato l’errore sanitario? Non si possono commettere anomalie così pesanti sulla vita di pazienti già compromessi da seri problemi di salute».
È sfiduciato verso la sanità napoletana?
«Nessuno mette in dubbio le tante professionalità locali, ma è a dir poco assurdo trasferire un’anziana da un ospedale all’altro come un pacco e somministrarle medicinale scaduto. Chi sbaglia deve pagare perché questi errori non si ripetano più sulla pelle dei cittadini sempre più indifesi».
Il direttore sanitario ha aperto un’indagine interna …
«È bene che si faccia subito chiarezza sull’episodio e che la magistratura dia dei nomi a questa brutta storia che qualche ora più tardi avrebbe potuto sortire conseguenze tragiche».
[LUCSAU]