L'orecchino da uomo

30 Ottobre 2007: di Claudio Antonelli su costume_e_societa, 13591 letture
La moda dell'orecchino da uomo ha ormai investito tutti gli strati sociali. Non è più appannaggio di una ristretta cerchia di ribelli. Si è democratizzata insomma. Fino a non molti anni fa, ad avere il lobo adorno fra gli uomini erano gli emarginati, i duri, i sacrileghi, che insieme con il luccicante ornamento - spesso una crocetta, non in omaggio alle tradizioni cattoliche ma come segno blasfemo - esibivano un tatuaggio particolarmente provocatorio. L'orecchino rivelava la presenza di un individuo che rigettava i valori del consorzio umano, autoemarginandosi. All’orecchino erano associate l'idea dell'avventura corsara e zingaresca, l'immagine del falò all'aperto e del guizzo del coltello. Oppure, più spesso l'idea della banda di motociclisti criminali dai teschi disegnati sulle giubbe di cuoio insieme col nome demoniaco del club. L'orecchino parlava e diceva: ecco in che considerazione noi "Fuorilegge", "Rifiuti della società", "Discepoli del diavolo" teniamo le vostre stupide convenzioni estetiche e morali. L'orecchino evocava stupri collettivi, riti satanici, o quanto meno rutti rumorosissimi e bestemmie.
A poco a poco l'orecchino si è diffuso e ha finito di essere un marchio di dannazione. Il cameriere che ci serve con sollecitudine al ristorante, il muratore che si alza di mattina presto al suono della sveglia, l'impiegato dietro lo sportello, lo studente con borsa di studio, l'insegnante elementare, il tassista: tutte queste categorie umane oggi possono portare il bravo orecchino senza tema di subire lazzi o udire lo squassante suono di una pernacchia. I lazzi sono proibiti dal sacrosanto rispetto della privacy e, per quanto riguarda le pernacchie, il Canada è un paese ancora arretrato: il paralizzante suono di scherno non vi è stato ancora introdotto da paesi di ben più antica civiltà.
Naturalmente, anche in questo costume il ruolo delle conventicole degli omosessuali che influenzano la moda non è stato minore. Infatti, l'orecchino zingaresco per certuni sta agli orecchini come il borsello sta alla borsetta. Sono, in altre parole, un inizio di travestimento femminile.
Le illuminate donne nordamericane hanno sempre rimproverato alle sorelle mediterranee, sudiste o asiatiche, vittime di società fallocratiche, il vezzo degli orecchini. A loro dire questi ornamenti auricolari tradirebbero una concezione primitiva della vita. Dopo tutto, fare un forellino nel lobo può essere considerato una mutilazione. Il che non è del tutto falso. Ma ciò che sciocca le donne liberate delle società matriarcali è il significato degli orecchini. L’ornamento scintillante è diretto all'uomo, è un omaggio al maschio. Mettendosi gli orecchini, la donna si fa "strumentalizzare", si fa oggetto, accetta un ruolo inferiore.
Le bambine d’origine non nordica - cioè mediterranea, asiatica, sudamericana – si sono sempre distinte proprio per avere ai lobi gli scintillanti cerchietti. Arrivate all'età della ragione, anche molte canadesi purosangue, emancipate e liberate, decidono di farsi bucare i lobi. Ma lo fanno liberamente, volontariamente, senza imposizioni familiari. Sono libere e decidono per se stesse. E, inebriate da questa libertà, di buchi se ne fanno spesso una serie per ogni orecchio, e poi li riempiono di minuscoli orecchini con diamantino.
Ma torniamo all'orecchino maschile. A ben pensare, esso potrebbe essere visto come una risposta del maschio alla perdita del monopolio dei pantaloni. "Tu donna mi hai preso i pantaloni e io mi metto l'orecchino." Questa è l'interpretazione che potremmo definire di "rivalsa". Altri vogliono vedere invece nell'ingentilimento dell'orecchio peloso un'ulteriore tappa nella gloriosa marcia verso l'uguaglianza dei sessi. Il rutilante gioiellino è visto comunque da tutti come un passo avanti verso una maggiore libertà di scelte, perché implica il ripudio dei ruoli tradizionali.
Fino a qualche anno fa, l’orecchino doveva essere uno e uno solo. In più doveva essere portato all'orecchio sinistro. Ma oggi la libertà in materia di orecchini è assoluta. O quasi... Vi è infatti una prescrizione: l'orecchino, che è un elemento decorativo, non deve suscitare in alcun modo complimenti o commenti estetici o di altro genere. Guai a dire: " Ma sai che ti sta veramente bene?" "È piaciuto a tua moglie?" "Dove l'hai comprato?" L'orecchino c'è, ma tutti devono comportarsi come se non ci fosse. Il lobo è addobbato, ma tutti fanno finta che sia nudo. È il contrario della storia del "re nudo". Quando l'orecchino lo porteranno anche il direttore di banca e l'agente d'assicurazioni, allora vorrà dire che i "ribelli" dovranno prendere in seria considerazione l'idea di mettersi un anello al naso (la cosa già comincia) o una sveglia al collo.
Forse la moda dell'orecchino da uomo risponde al bisogno, così sentito oggigiorno, di contraddirsi e di confondere i ruoli. I pacifisti indossano divise militari. Quegli stessi che accusano il sistema di trattarli come numeri ostentano gioiosamente magliette su cui è disegnato un numero gigantesco. I nemici dell'America preferiscono invece avere sulla maglietta la scritta “Coca-Cola”, o ancora meglio “Harvard University”. Atei e credenti credono fermamente nei segni astrologici. Più di una femminista frequenta i corsi di flamenco e qualcuna, più audace, apprende anche la danza del ventre. I progressisti si comportano da conservatori osteggiando in tutti i modi l'avanzata del progresso tecnologico. Ve ne sono alcuni che decidono di ritirarsi in fattorie sperdute sprovviste financo di luce elettrica. La gioventù "ribelle" si sottomette pecorilmente agli scempi della moda Punk, per manifestare il proprio rifiuto della moda. I nemici dell'elitismo, egalitari e filoproletari a parole, si riuniscono in conventicole d'intellettuali dove si gargarizzano in sinistrese e si autoproclamano leaders e interpreti delle istanze delle masse. Molti libertari, fino al crollo del muro, ammiravano i regimi-prigione, I popoli che non fanno più figli elevano alte grida contro i pericoli dell'esplosione demografica. Nelle società degli sprechi non si fanno più figli anche a causa del loro costo giudicato troppo alto.
Non ricordo chi fosse, ma qualcuno disse che il diritto di contraddirsi dovrebbe essere incluso tra i diritti fondamentali. Ed aveva ragione, ma non si riferiva certamente al diritto di essere ottusamente cretini.