Argomento per l’autarchia

14 Ottobre 2007: di Ultimo Crociato su costume_e_societa, 727 letture

Un anno fa, il nolo di una grande nave per trasporto-merci costava 60 mila dollari al giorno.
Ad agosto, il prezzo era salito a 137 mila.
All'inizio di ottobre, è salito ancora: a 227 mila dollari al giorno.
Ciò significa che i costi di trasporto di materie prime alla Cina e delle merci finite cinesi nel mondo è triplicato in un anno. E sta ancora salendo (1).
Lo si scopre dal Baltic Dry Freight Index, un indicatore elaborato dal Baltic Exchange, vecchia ditta di Londra che tiene il conto giorno per giorno dei noli marittimi di un campione di navi, dalle relativamente piccole Handymax, che portano carichi vari, alle gigantesche Cape, usate per il trasporto di grandi volumi (e pesi) di materiale ferroso e carbone.
Ma i rincari riguardano tutto: legname, fertilizzanti, prodotti fini in containers.
I prezzi sono triplicati in un anno.
Anche le navi rincarano ovviamente: a Londra si parla del caso di un vascello Capesize ordinato al cantiere a febbraio per 82 milioni di dollari, rivenduto in aprile dal committente a 90 prima ancora di essere terminato, e rivenduto ancora a giugno a 120 milioni di dollari.
Ed ora, inevitabilmente, il rincaro sta ripercuotendosi sul consumatore finale.

Ora, una delle certezze dogmatiche della globalizzazione era il calo dei prezzi al consumo, dovuto all'acquisto delle merci più convenienti nei paesi che hanno il «vantaggio competitivo» della manodopera a basso costo.
Anche questo dogma viene smentito: si basava sull'assunto che i costi di trasporto sarebbero rimasti modesti e fissi.
Invece triplicano da un anno all'altro.
Ora rincareranno tutte le merci che «ci conveniva» comprare da paesi lontani anziché produrle in proprio, dai telefonini alla carne alle granaglie.
Già oggi le carabattole cinesi stanno rincarando, perché il dollaro cala e la Cina esporta la sua inflazione incorporata nelle merci.
Il tutto è aggravato dal rincaro del greggio (che tende a 100 dollari a barile nel medio termine) e dei metalli: dovuto oggi meno alla «forza trionfale dell'economia» che al loro essere beni-rifugio: chi detiene dollari, il cui valore si scioglie come neve al sole per le iniezioni di liquidità della Federal Reserve al salvataggio degli speculatori, si accaparra solide merci durevoli, le materie prime, che hanno valore reale.
La moneta è una cambiale emessa dal grande insolvente, l'America; ferro e petrolio e rame sono «monete» che recano, come l'oro, il loro attivo in sé.
La crisi di insolvenza da mutui sub-prime sta già producendo la temuta «restrizione del credito»: la banche speculatrici riducono i fidi alle aziende solide, come prima aprivano prestiti a palesi insolventi.
Anche questo si tradurrà in aumenti dei costi per i consumatori finali: la deflazione da recessione è stata scongiurata, al prezzo peggiore possibile, l'inflazione delle monete cartacee ed elettroniche.
Ben presto converrà tornare ad aumentare le produzioni domestiche, ritenute «fuori mercato».
Molte di queste produzioni sono state abbandonate.

L'Unione Europea ha smantellato le agricolture nazionali, ha azzerato come inutili competenze specifiche, ha pagato per la strage di vacche da latte, ed oggi il latte scarseggia sui mercati globali e rincara.
Siamo stati governati da incompetenti e miopi dogmatici alla Padoa Schioppa, incapaci di prevedere il futuro.
Questi ci hanno privati dei mezzi per resistere nel difficilissimo avvenire che ci attende.
E naturalmente, i dogmatici liberisti vedono nei rincari il trionfo dell'ideologia di Adam Smith. «L'economia globale è fortissima, e la domanda di naviglio è enorme», dice David Bradley, del Baltic Exchange: «Dato che il 90 per cento dei carichi voluminosi è trasportato via mare, l'indice in aumento è un ottimo indicatore della forza dell'economia globale».
Chi ci libererà di simili idioti insipienti?

di Maurizio Blondet



Note
1) Tom Stevenson, «China drives shipping costs to record highs», Telegraph, 11 ottobre 2007.