L’opera buffa con Quattrone

10 Ottobre 2007: di Claudio Antonelli su primopiano, 716 letture
Il banchiere statunitense del « Credit Suisse », Frank P. Quattrone, è stato infine prosciolto da ogni accusa. Noi ce lo aspettavamo: i reati contestatigli poggiavano su basi poco consistenti. Anche un profano avrebbe potuto rendersene conto al solo leggere i capi d’imputazione resi noti dagli organi d’informazione. Gli veniva sostanzialmente imputato il fatto di aver inviato ai propri subordinati delle “email” con cui li metteva in guardia sui pericoli della posta elettronica e sulla necessità di essere sempre discreti, in un periodo di verifiche e controlli che si erano di molto accresciuti dopo le gravi turbolenze finanziare causate da una tutta una serie di abusi. Forse io semplifico un po’ troppo la cosa. Ma mi sembra che sia più che lecito farlo dopo l’isteria mediatica che per molto tempo ha accompagnato la vicenda giudiziaria Quattrone, posto dai mass media in primo piano forse anche per togliere spazio ad altri ben più pescecani di lui, ammesso e non concesso che lui appartenesse a tale categoria. Durante un lungo periodo, non passava giorno che i mass media nordamericani – vedi qui da noi il “National Post” – non consacrassero ampi servizi al nostro Frank P. Quattrone dal sonoro nome italiano, con foto che ne mettevano in evidenza lo smagliante sorriso quasi fosse una nuova maschera teatrale. Non è esagerato dire che nei confronti di questo banchiere vi è stato un autentico linciaggio.
« L’opera lirica è terminata » (“The opera is over”) Quattrone ha dichiarato in un comunicato subito dopo la definitiva sentenza assolutoria. Il suo riferimento allo spettacolo d’opera (avrebbe potuto parlare anche di opera buffa e di melodramma) mi è parso azzeccato, perché i mass media, a causa del suo nome, lo avevano effettivamente posto sul palcoscenico, sotto i riflettori, come in in un’opera buffa, trascurando altri personaggi autori si di gigantesche truffe, ma dal nome molto meno operistico.
Siccome nella girandola dei cognomi dei finanzieri implicati nelle gigantesche frodi che avevano sconvolto le borse nordamericane (affare Enron, Tyco, ecc.) inesistenti o quasi erano le vocali finali eccetto la o di Nacchio (Ebbers, Fastow, Grass, Kozlowsky, Kumar, Lay, Nacchio, Ollis, Rigas, Sullivan, Skilling, Scrushy, Swartz, Warksal, Wolff) i mass media avevano cercato di porre rimedio a questa penuria di nomi italiani, bombardandoci in maniera assordante per più di un anno con questo nome rotondo e sonoro: “Quattrone”.
Frank Quattrone non c’entrava molto con quegli scandali, ma possedeva un cognome sonoro che faceva rima con Capone e ha dovuto pagarne lo scotto. Destino dei nomi...