Venghino, signori venghino

12 Maggio 2005: di Legionario su primopiano, 953 letture

Un Paese, l'Italia, spesso definito “colabrodo” per quanto riguarda l'immigrazione clandestina. Da oggi forse con una ragione in più: accanto agli extracomunitari regolarizzati, ci sono come minimo migliaia, verosimilmente decine di migliaia, forse anche centomila immigrati clandestini che possono esibire per tre anni un permesso di soggiorno. È un documento “veramente falso”, made in Milano, ma fatto così bene da passare quasi sempre per vero. Quel “quasi” si deve all'acume e alla testardaggine di sei investigatori del gruppo di pronto impiego della Guardia di Finanza di Milano - 150 baschi verdi in tutto - che partendo da un controllo su un disperato cingalese hanno smantellato un'organizzazione che era pronta a smerciare infinite repliche di un documento sempre più agognato e quindi prezioso. A casa dell'“artista” che ha realizzato il falso ne sono stati trovati 10 scatoloni pieni, quasi 40 mila esemplari. Una stima prudente fa pensare che almeno altrettanti siano quelli venduti: a 1.000 euro ai grossisti (cinque o sei, le indagini sono ancora in corso e tenute molto riservate), ad almeno 1.500 euro al dettaglio. Con la pubblicità gratuita fornita dal passa parola tra disperati di diverse etnie che ha portato in un garage di Milano sempre più “cavalli”, per ritirare la merce (meno pericolosa e più redditizia della droga) da recapitare ai clienti, albanesi ed altri cittadini dell'Europa dell'est, ai nordafricani, agli asiatici, in tutta la Lombardia ma anche in gran parte dell'intero Paese. Succede che un poverissimo cingalese vada al mercato generale per comprare le sue misere corone d'aglio, quelle che rivende sui banchetti a fianco dei mercatini rionali insieme ai mazzetti di prezzemolo e ai limoni. Incappa in un controllo dei baschi verdi e mostra il suo permesso: è perfetto, eppure i militari si insospettiscono perchè è compilato male. In caserma l'uomo collabora e confessa di averlo comprato per 1.500 euro, e parte l'indagine. Di livello in livello si trova prima il “cavallo” asiatico e seguendo questo un grossista, e poi si arriva alla riunione dei grossisti (stranieri di tutte le etnie e anche italiani) e infine ad un appartamento di uno stabile di Milano abitato da un uomo di 43 anni, milanese di origine siciliana, che sta in famiglia con due figli minorenni. Se non fosse che l'uomo risulta nullafacente e invece mantiene un tenore di vita assai elevato, sarebbe un insospettabile. Si scopre che l'“artista” è lui, e si trovano i permessi pronti. I militari restano a bocca aperta: stemmi, timbri, stampa a colore, tutto fatto benissimo. E la carta è una una filigrana speciale che dovrebbe essere introvabile in commercio. Tanto da ricordare la famosa “Banda degli onesti” di Totò e Peppino. C'è in realtà un punto debole, ma non dipende dal documento. È che i permessi vengono venduti in bianco: i campi da riempire sono a cura degli stessi extracomunitari ed alcuni, come il cingalese da cui si è partiti, lo fanno in modo un po' “sciatto”, come ha detto un investigatore, che ha fornito una serie di particolari ma non ha voluto entrare nel profondo di questa inchiesta che è appena cominciata e potrebbe portare molto avanti.