La solitudine

28 Aprile 2005: di Burlona su anima_e_cuore, 983 letture

In genere distinguo tra due tipi di solitudine. Il primo tipo è quella che usualmente attribuiamo a chi non è in compagnia. Il secondo tipo è esistenziale, quella che fa pensare che si può contare solo su stessi, persino che non si ha prova di avere degli scambi di relazione con chi circonda, se non con se stessi (ne sarebbe prova la difficoltà di farsi capire, di trasmettere un'idea, di entrare nell'ottica dell'interlocutore - cosa assicura di condividere esattamente la stessa idea?).

Però da un po' di tempo non riesco più a percepire questa distinzione. Ecco allora che evito di fornire un punto di vista che non sia saldamente ancorato a esperienze dei sensi, chiare per tutti (o almeno così si spera), non per questo riuscendo ad allontanare il dubbio di trasmettere ciò che intendo. Ecco che la parola data può essere persino una bugia, che affidarsi ad altri non significhi necessariamente ricevere un aiuto, pur dando un compenso che non può essere negato, almeno per il tempo concesso, se non persino un tradimento, anche involontario, un'ulteriore difficoltà.

L'idea che mi sono fatta è che pur assieme ad altri non possiamo non considerarci soli. Che la forma di solitudine più corretta da prendere in considerazione sia quella esistenziale, quella più radicale.

Questo implicherebbe un continuo stare all'erta, una condizione preferenzialmente solitaria (intesa nel primo modo) perché cmq fare affidamento su condizioni così poco controllabili come la disponibilità altrui porti all'insoddisfazione, alla delusione.

Secondo questo modo di vedere la socialità, perdono di valore la legalità,la moralità, la virtù ecc. componenti sulle quali veniamo giudicati e costretti a pagare eventuali mancanze, se non come parametri imposti egoisticamente da chi ne ha facoltà. Si spiegherebbero in questo modo l'esistenza del cosiddetto "Male" contrapposto al Bene, del dolore morale.
Come uscire dalla solitudine esistenziale?
Non esiste via. In cosa consiste la presenza di un individuo? La nostra percezione di esso tramite i sensi.
Cosa ne pensate?