Calipari: la commedia è servita

27 Aprile 2005: di Legionario su primopiano, 963 letture

La magna stampa da notizia del previsto esito della “commissione d’inchiesta mista” che avrebbe dovuto accertare eventuali responsabilità nell’uccisione del nostro agente Nicola Calipari e nel ferimento della giornalista Giuliana Sgrena.

Rammentate? Era un periodo di grande emozione. Si aspettava la notizia della liberazione della giornalista Sgrena, ma, purtroppo arrivò la notizia dell’uccisione del nostro agente. Grande emozione, grandiose cerimonie, l’opinione pubblica italiana turbata. Fu allora che il Governo annunziò la grande notizia: gli USA istituivano una “commissione d’inchiesta” e invitavano alcuni italiani a “partecipare ai lavori”. Fu una grande concessione. Della quale i “nostri” non seppero apprezzare la generosità. Ed infatti nacque un equivoco nel quale siamo stati trascinati per quasi 60 giorni. Nel senso che gli USA, nel concederci di partecipare ad una loro commissione istituita ad hoc per “accertare i fatti” credevano di aver fatto nei nostri confronti un gesto di benevola generosità. Noi, invece, credevamo, pensavamo e ci aspettavamo che quella commissione servisse a “stabilire la verità”.

Quale verità, verbigrazia? Se i soldati USA avevano o no rispettato le consegne? Ma vi risulta forse che qualsiasi soldato di qualsiasi esercito che occupi territori altrui, di notte e al buio, perda tempo a chiedere: “chi va là? Altolà?” Ovvio e scontato: prima spara. E poi, forse, domanda: “chi va là? Altolà!”. Così fan tutti. E così avevano fatto i soldati USA in quella maledetta sera del 4 marzo 2005, in una zona periferica e buia di Bagdad. Solo che stavolta, a cadere sotto i proiettili, non erano stati i soliti iracheni. Stavolta era stato ucciso un ufficiale del nostro servizio segreto e ferita una giornalista italiana. E, colmo di sventura, era stato ferito un altro ufficiale italiano che accompagnava i due.

SI, d’accordo. Sia l’ufficiale ferito, sia la giornalista raccontano che “l’automobile non correva” e che “spari e luci sono stati avvertiti contemporaneamente”. E allora? Si vuole forse sostenere che i militari USA, occupando l’Iraq, non rispettino la consegna? Si vuole forse sostenere che sparano a casaccio? E si pretende anche che una commissione d’inchiesta, messa su dagli USA, dichiari tutto questo? E come giustificherebbero gli USA le migliaia di iracheni uccisi? NO, non era possibile. Meraviglia anzi la dabbenaggine dei tanti politici e giornalisti italiani che non avevano capito che la commissione d’inchiesta serviva per seppellire la verità. Non certo per gridarla ai quattro venti.

Del resto, siamo seri. Abbiamo denunciato, denunciato e riconosciuto che gli Italiani, quando negli anni ’30 abbiamo riconquistato la Libia, abbiamo usato la mano pesante. Così come abbiamo preso atto che ad Addis Abeba, dopo l’attentato a Graziani, si scatenò una terribile rappresaglia. Bisognava essere cretini, cretini ed antifascisti, nel pensare che i metodi spicci che noi usavamo nelle colonie non venissero usati dai soldati USA per tenere sotto controllo un territorio vasto quanto l’Iraq. SI, d’accordo. Noi Italiani, in stragrande maggioranza, siamo cretini ed antifascisti. E non capiamo che così come noi usavamo le maniere forti quando esportavamo in Libia ed in Etiopia la “civiltà romana”, anche gli Yankees, nell’esportare in Iraq la “loro democrazia” usano gli stessi identici metodi che usavamo noi Italiani.

Noi, che privi di memoria storica, celebriamo come “liberazione” l’invasione straniera. Noi, che avendo condannato le nostre “avventure coloniali”, ci acconciamo a fare gli ascari delle avventure coloniali altrui. E siamo così cretinamente antifascisti dal credere che una commissione USA desse torto ai soldati yankee e ragione ai nostri. Che, essendo sudditi coloniali, non sono credibili in nessun tribunale approntato dai vincitori.

Conclusione? Fuori l’Italia dalla NATO, fuori la NATO dall’Italia. E, intanto, affrettiamoci a ritirare i nostri soldati dall’Iraq.