Sesso virtuale... a rischio!!!

24 Aprile 2005: di Franco su contropiano, 16478 letture

Attenzione!!! ... anche vendere “sesso virtuale” è da considerarsi sfruttamento della prostituzione. Gestire, quindi, un sito internet che permette di farlo in videoconferenza non mette al riparo dalla relativa imputazione. Che scatta semplicemente per il fatto che il cliente abbia interagito con la prostituta, chiedendole atti sessuali dietro pagamento di un corrispettivo. Senza necessità di un vero e proprio contatto fisico.
È quanto chiarito dalla Cassazione nelle sentenze 25464/04 e 25465/04, integralmente leggibile tra i documenti correlati. La Cassazione, infatti, ha bacchettato il Tribunale del riesame di Milano che aveva escluso la configurabilità dei reati di favoreggiamento o sfruttamento della prostituzione a carico degli organizzatori di un sito internet, che consentiva agli utenti - mediante un collegamento in videoconferenza - di comunicare con delle intrattenitrici e di ottenere dietro pagamento «il compimento da parte loro di atti sessuali». Per i giudici meneghini non poteva esserci sfruttamento perchè la nozione di prostituzione implica la necessaria esistenza di un «contatto fisico» tra i soggetti della prestazione che, nel caso in esame, non c’era. Ma i giudici del Palazzaccio sono stati di contrario avviso ed hanno, in sostanza, ritenuto che il “sesso in videoconferenza” ha il valore di un atto di prostituzione e rende configurabile le ipotesi di sfruttamento o favoreggiamento «a carico di coloro che abbiano reclutato gli esecutori delle prestazioni o ne abbiano consentito lo svolgimento, creando i necessari collegamenti via internet, o ne abbiano tratto un guadagno».
La Cassazione infine, con le sentenze in esame, ha colto l’occasione per ricordare che la nozione di prostituzione, pur non essendo definita legislativamente «corrisponde ad un tipo normativo che è stato delineato dalla giurisprudenza di questa Corte e non può essere, perciò, individuata in base a criteri di valutazione meramente sociale o culturale». Prostituzione, infatti, significa «commercio di prestazioni di natura sessuale, caratterizzato dall’elemento retributivo» per il quale non è determinante il contatto fisico tra le parti.